Misteri meschini

Quel che fanno gli altri, se stanno sullo stomaco, per chissà quale motivo (invidia, malizia, meschinità?) è sempre roba da nulla. Non ci vuole niente a fare altrettanto. Questo non l’ho mai pensato di nessuno, perché so che ogni cosa che appare semplice non lo è. Se solo ci si mettesse un attimo a studiare qualcosa, per esempio matematica, molto a breve ci si renderebbe conto di cosa significhi arrivare a certi livelli. Così è per la musica; una lingua straniera o antica; filosofia (provate a leggere la “Metafisica” di Aristotele, per andare sul “facile“). Tutte scemenze… come la meccanica quantistica. Scemenza è ciò che non si capisce. Esopo in “La volpe e l’uva” spiega bene la faccenda. Anche capire perfettamente un poema, una poesia, non è cosa facile: anzi, è difficilissimo. Ma glissiamo.

Il mio lavoro sembra una cavolata. Lo so che c’è chi la pensa così, eppure, dopo tantissimi anni, c’è sempre qualcosa da imparare, e perché? Perché ci sono i computer. Ci sono i programmi; questi li elaborano altri: i programmatori. Loro pensano da programmatori, spesso, e lo spirito o algoritmo che immettono nella macchina può non essere docile per nulla. A ciò si aggiunga la gente, che magari non sta bene, ha bevuto, è pazza, e diventa davvero molto difficile. Oltre a ciò, ci sono le lotte meschine di potere nei vari reparti, e capi e mezze cape, e mafie, e sgherri che una volta erano docili, e chissà perché adesso sono intrattabili. Gli chiedi di fare qualcosa, per mandare avanti il lavoro, e sono guai: voci che si alzano; rifiuti immotivati; fino ad essere mandati all’inferno. Perché? Perché ci si sente ‘sto cazzo, come dice una mia amica di Roma. A me sta benissimo. E voglio che codeste persone diventino i miei superiori e facciano il mio lavoro. Non ho alcun problema; poi però manderò a fanculo anche io alla prima “gentile” richiesta, qualsiasi essa sia. Magari così ci si capisce. Chissà perché, se una cosa la dice Zia Cippa o Monna Lisandra tutto bene, servizievoli, se la dico io è abominio. Così è? Dopo una vita a fare un mestiere siamo così ancora. Di sicuro c’è chi semina zizzania e discordia, ma la raccoglierà, senza tema che non avvenga così. Si potrebbe andare bene sereni, ma il maledetto ego non lo permette. Si stava meglio a casa, senza lavorare, non resta da dire. Meglio fare il pastore di pecore, le proprie o il custode notturno di cimitero nei Carpazi.

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