Goffredo Lebnizio e Barucco Spinozio. Un aneddoto.

Codesti filosofi…! Barucco Spinozio e Goffredo Lebnizio, entrambi di Carugate, erano soliti incontrarsi alla taverna di un tal Eggio, ed ivi amabilmente conversare della sostanza che tutto investe, avvolge ed emana: essa era il Barbera di Eggio, quel tal Eggio, che però era di Gorgonzola, e ciò creava contrasti dialettici che essi amavano comporre con due tordi storditi nella polenta. Così narra l’aneddoto or ora ritrovato di messer Sal Ciccia, emigrato da Vicenza dopo aver finito i gatti in salamoia pochi anni orsono. E l’uno diceva tutto essere di vino e l’altro pure, ma con la monade inclusa; sennonché, Sal Ciccia, che non intendeva bene l’idioma italico, prontamente pensava alla mona, e loro ne presentava immantinente un paio con cui ritirarsi in riflessioni arcane nelle rispettive stanze. Ciò induceva Goffredo a pensare che questo fosse il migliore dei mondi possibili e Barucco condiscendente, e consentendo assai con Sal Ciccia, si attuffava prontamente sulla mona, e ne discerneva tutte le infinite qualità e attributi felicemente, dalla quale cosa gli occorse, si crede, l’ispirazione per compilare la sua “Etica geometricamente dimostrata”, forse pensando alle analogie triangolari tra Dio e la monade e la mona. Ma non è certo.

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