Ore 2.20 di notte. Scendo in bagno. Fuori dall’ingresso del luogo in cui lavoro c’erano dei ragazzi, proprio a lato della porta. Come al solito, per il principio di Murphy, rientra proprio in quel momento una cliente di circa sessanta anni. La porta è chiusa. Risalgo dagli inferi in cui è sito il bagno. Scampanellìi demoniaci. Ne sono contento. Entra una pazza furibonda e mi urla “che problemi ho”, una brasiliana mezzo italiana statunitense. E aggiunge “venti minuti che aspetto!”. Mi sono anche cronometrato per vedere quanto ci mettessi tra scendere e salire le scale e fare cose umanamente inerenti la nostra condizione, un paio di volte, e i ragazzi fuori testimoniano due minuti di attesa. E allora rispondo alla forsennata che è mezz’ora almeno che aspetta, non venti minuti. Stavo per suggerirle tre o quattro ore… Attendo richiamo dalla direzione. Se è così, possono andare all’inferno tutti. Già sto lavorando con raffreddore a palla, dormo con 6/7 interruzioni di giorno da almeno quattro anni, e non chiudo occhio nemmeno un istante di notte, e mi si rompono le palle ugualmente. Questo è l’essere umano: egoismo e stupidità. E non mi aspetto niente di buono dai miei simili. Ormai mi meraviglio per una parola gentile. E pensare che se io telefono solo per chiedere se è pronto il computer, dopo aver atteso un giorno 45 minuti al freddo in piedi, mi danno anche del rompicoglioni, scherzando, ma intanto lo dicono.
Questo è il mondo, e Schopenhauer, Buddha, Upanishad avevano ragione. Rammento che il filosofo disse che bisognerebbe essere matti per mettere figli in un mondo come il nostro, ma è la Vita che ci costringe, per perpetuare la specie, e anche l’amore più eterico ha comunque uno scopo procreativo, e il sesso è la cosa più importante, anticipando Freud, che dal filosofo trasse molte idee per teorizzare la psicoanalisi.
