Notte

Naufragati tra le ansie, i problemi quotidiani, le preoccupazioni, le pressioni esterne di chi può indurrli a fare o non fare qualcosa, basta tenerli occupati, sempre o quasi, gli esseri umani non hanno tempo per generare un pensiero di cura per se stessi. Una riflessione sulla destinazione del viaggio intrapreso, sul perché sta facendo quel viaggio, sulla realtà o meno di ciò che vede, sente o crede di vedere e sentire non appare all’orizzonte mentale individuale. Non c’è tempo per pensare a certe cose: sono inutili. Si sta su un treno e si pensa a cosa mangiare; a come e quando dormire; a cosa fare nel frattempo; a come fare ad ottenere un posto più confortevole; a come procurarsi qualcosa di piacevole.
I giorni passano così; poi le settimane; passano i mesi e gli anni. E arriva il momento in cui si deve scendere alla fermata propria. Una stazione squallida, nel nulla e in piena notte. Un lumicino appeso fa un circolo di luce sotto di sé, e una falena gli gira attorno frenetica. Silenzio. Nessuno attorno. Il treno riparte lento. Al finestrino, forse, un volto amato, angosciato con le mani premute contro il vetro. Un quadrato di luce che si perde nelle tenebre in cui si resta immersi. Il treno non si vede più. Silenzio. C’è una stradina sterrata che si apre un varco nelle tenebre. Ci si incammina per quella. Passo dopo passo, incerta, solo un’ombra nell’ombra della notte, che la inghiotte.

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