“Di che lacrime gronda e di che sangue il potere” (ricordando Machiavelli).
Se esiste la “ragion di Stato” e questa richiede l’assassinio di innocenti, allora possiamo paragonare tale ragione alla follia lucida di qualche serial killer. E siccome non c’è Stato che non abbia quella stessa ragione, allora ogni Stato è potenzialmente follia e assassinio, statopatia, psicosi politica. Se esso e governo sono sinonimi, e non ci può essere l’uno senza l’altro, allora un governo bastantemente ”razionale” farà ciò che essa gli consiglia per il “bene” della comunità.
Così si ebbe che la repubblica socialdemocratica di Weimar e la sua pubblica amministrazione passò al servizio del nazifascismo di Hitler e alla “Soluzione finale”, con le stesse persone, che svolgevano la stessa mansione burocratica, come se nulla fosse cambiato. Erano funzionari e svolgevano funzioni, seguendo i dettami dei regolamenti e le direttive dei responsabili dei vari uffici.
Banalità del male. Obbedivano. L’esperimento di Milgram ha chiarito proprio questo faccenda: erano persone “normali”, padri di famiglia, quelle che sparavano ad innocenti messi in fila per ottimizzare l’eliminazione degli ebrei e di altri sventurati usando un solo proiettile. Economicità. Razionalità. Niente da dire, no? Similmente avvenne in URSS con Stalin: lavoro burocratico, annoiato e squallido. Senza senso venivano prescelte le persone da deportare ed eliminare: “Arcipelago Gulag” ne descrive la vicenda durata decenni, in cui sparirono moltissime persone. E così in Sudamerica, coi “desaparecidos”. Oggi abbiamo sottocchio e orecchio l’Afghanistan dei talebani. Sempre Stato è, molto simile a quello islamico. E sono normalissimi stati, coi loro magistrati, uffici e competenze.
Questa la realtà, questa la razionalità, questa la follia della ragione, la razionale esigenza di governo dello Stato.
