Approvazione

La misura del nostro valore individuale dipende dall’approvazione altrui? Il consenso, il beneplacito, il nullaosta, il permesso, l’accettazione da parte degli altri definisce ciò che valiamo? Siamo esseri umani e sociali, relazionali – come tanti altri, dei resto -, ed è questione vitale definire questo problema.

Se la realtà è fenomenica, allora tu, che sei parte della realtà generale, – e sei la tua stessa realtà, d’altronde -, sarai un fenomeno a cui appaiono altri fenomeni, e a loro accadrà la stessa cosa, tale che, essendo noi esseri senzienti e consapevoli, tessiamo una rete di consapevolezza di cui facciamo anche parte, come Brahma è parte della tele del cosmo che egli tra da se stesso. Questi rimandi nel reticolato che ci unisce, sia esso anche solo virtuale, determinano una funzione sociale simile ad algoritmi, che possono essere funzionali alla rete stessa come gateway, snodi, o possiamo essere tagliati fuori dal web (quello della vita), perché disfunzionali, non adatti, ovvero asociali; quindi si può essere esclusi, annullati, azzerati, cassati, gassati, tassati, beffati, sanzionati, puniti, sorvegliati, ammazzati. Gli anziani della tribù decideranno l’allontanamento dal villaggio, lo stregone punterà l’osso e moriremo soli, in pasto a qualche fiera-istituzione selvaggia o civile, comunque penale. C’è un apparato che decide queste sanzioni. Decide anche i premi: in generale, è il potere pubblico; ma si può essere puniti e tagliati fuori anche da privati, parenti: amici e colleghi di lavoro. Possiamo incorrere nella disapprovazione altrui, smettere di piacere, ed emarginati, senza necessariamente finire male in carcere o esilio.

. Tutto questo fa paura, certo: ma cosa c’entra con ciò che sei? Chi lo può sapere davvero? Sei ciò che appari, fenomeno, per gli altri, la buccia e la pelle, la superficie, la maschera sociale che indossi, bene o male, ma non sei quello che viene cosi valutato, lo sai. C’è chi si è ritirato dalla società, addirittura, per conoscere meglio se stesso, smettere di mascherarsi, di mentire, in un certo senso, e veramente, a pensarci bene, la menzogna viene scambiata per la verità, ed in base a quella si viene giudicati, ed il gioco per stare nel mondo sociale è questo, a parte piccoli anfratti dove si può essere soli con se stessi. Se fa paura non essere accettati, vivere in un equivoco chiamato realtà, mentire a se stessi e agli altri, non dovrebbe fare più paura? Quanto siamo disposti a pagare per l’approvazione sociale o il cosiddetto “amore”?

Lascia un commento