Liberazione

Strana la paura. In se stessa non è nulla di più che una sensazione di minaccia, di pericolo incombente che raramente ha fondamenta reali. È effimera, inconsistente. Tende ad ingigantire cose che poi si riveleranno bazzecole. Non ha nulla di oggettivo. È legata alla preoccupazione a filo doppio. Qual è la sua natura?
Noi siamo enti che manifestano un essere nel mondo, relativi ad esso. Non ci siamo senza mondo. La sua persistenza è la nostra stessa. Un mondo delle “cose”, siamo tra le cose. Siamo gettati insieme alle cose. Queste hanno un valore. Se lo perdono o sono minacciate, sentiamo di perdere e di essere minacciati con esse. Sono le mie cose, sono il fondamento di me stesso come ente tra gli enti, cosa tra cose. Oggetto tra oggetti. Eppure, non posso essere completamente oggettivo, e sento che c’è una differenza tra me ed esse. Questa differenza nega la realtà cosale e dice altro, eppure non sa trovare se stessa fra gli enti, dove sempre cerchiamo la realtà negando il noumeno. Per noi tutto è fenomeno, apparenza. Questa apparenza è reale, eppure non lo è. La scienza è scienza di quanto appare, del fenomeno. Ciò crea contraddizione, confusone, paura. La paura è fra le cose, in ciò che esiste, e siccome noi esistiamo abbiamo paura, paura di non esistere. Ma queste esistenze la vediamo solo come distanza e cosa, oggettivamente, perché i sensi restituiscono la realtà immediata delle cose, indipendentemente da noi. La loro presenza spontanea e senza motivo, gratuita, rimanda a noi stessi. E così pensiamo lo stesso di noi. Quindi troviamo alla fine il nulla, che chiamiamo peccato. Possiamo chiamarlo inconsistenza, illusione, Maya. Da Maya a Mara il passo è breve: Mara è la Morte. Quanto vive teme di morire. Morire è cessare di apparire a se stessi. Ma a chi appare? Non sarà un oggetto a sua volta. Quello che non appare siamo realmente noi stessi. Al primo livello di identificazione e di esistenza automatica si riferiscono certe conoscenze antiche e consapevoli all’origine. Non le comprendiamo bene oggi. C’erano nella filosofia antica, nel cristianesimo, nel buddismo, nei Veda. In questi ultimi due sono più chiare certe idee. Sono percepibili eppure più difficili per la nostra mente occidentale oggettivante. Buddha si riferisce al livello di inconsistenza, impermanenza del nostro io, che muore e rinasce ogni istante con ogni sensazione. Instabilità e non essere al fondo della nostra esistenza. Da qui la paura e ogni sofferenza. Lo intuiamo. Allora riempiamo di cose la nostra vita, quindi di soldi per averle. Non avere denaro è essere privati di cose, e di noi stessi come cosa tra le cose con cui ci identifichiamo. Scompare il mondo, cessa l’io-mondo senza esse. Per questo motivo siamo attaccati al denaro e ci conforta averlo, perché così potremo tenerci i giocattoli o comprarne dei nuovi, che sostituiscono quelli vecchi . In questo modo la società in cui viviamo promuove questo modo di esistere alienato, e ci spinge ad ottenere soldi per avere cose e per vivere tra esse e come esse. Quello che produce dura poco, perché la novità rappresenta il futuro, la rinascita, la vita, l’eterna primavera che non passa, il fiorire continuo di cose, che non vengono mai meno, fiumi di latte e ambrosia effimeri, e prodotti culturali simili, film dello stesso genere, e addirittura scienza e religioni e filosofie dello stesso tenore. Tutte cose impermanenti che riflettono il nostro stato e ce lo mostrano, ma non ne siamo coscienti, se non di riflesso, inconsciamente ne sentiamo l’angoscia, che diventa paura. Paura di passare anche noi come questo effimero inconsistente di giocattoli gettati via, di oggetti rotti.
Il fondamento c’è invece, necessariamente, ma non è l’Io, è altro, qualcosa che si riproduce come tendenza, attaccamento, identificazione. Questo si reincarna. La metamorfosi è questa. Ma siccome c’è la liberazione, allora c’è chi si libera. Quello che si libera è il Nirvana. Ciò che si libera è Nirvana. Come spiegarlo meglio? Potrei dire che è Dio. Non ha nulla a che fare con la personalità o gli Io effimeri. È semmai la non identificazione con essi, la liberazione da essi. E siccome non abbiamo un nome per questo, allora non sappiamo cosa sia, dove sia, che significhi. Per questo è detto essere oltre la mente stessa, la ragione. Ineffabile. C’è ma non è così e oggetto: anzi, c’è proprio perché non è essi, che passano. È l’Essere, sono Io e non lo sono. Non lo sono come ente. È prima di esso, è ciò che rende manifesto l’ente ma non lo è. Questo è libero dalla paura, dalla morte.

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