Forse perché del pital sei l’immago
quando ti veggo sì forte mi scappa,
e allorché la luce accendo mi smago
e miro di Fufi il piatto della pappa,
che pensavo fosse l’occhio d’un drago.
È freddo, e avvolto dalla mia gualdrappa
come ombra o zombie in casa vago
e invano la bottiglia della grappa
cerco, che scaldare ancora mi possa
e finalmente tornare a dormire
e far giacere queste quattro ossa.
Ma ben veggo che non si vuol partire
un pensier da me e faccio un’altra mossa
che inciampar mi fa ed in terra finire.
