Se la politica giustifica se stessa con la necessità della ricerca del bene comune, come anticamente fu declinata, e delle procedure che lo rendono effettivo, ragione richiede che ci si chieda la natura di tale “bene comune” o ciò che, probabilmente, vi conduce, poiché di un concetto così generale abbiamo idee vaghe e soggettive, come è normale che sia.
Io non credo ci si possa mettere d’accordo mediante qualcosa che è ordinato dall’esterno, perché se è il bene che stiamo cercando, anche se comune, e quindi necessariamente composto dal bene di tanti individui, concretamente esistenti, se è imposto, comandato, ordinato inizia subito a non esserlo, in quanto va contro la mia libera visione, scelta e decisone che mi orienta al bene secondo ciò che è per me. E per me è la mia esistenza o vita, se accettabile, così come sento scorrere in me, come sono. Non posso essere la tua vita e tu la mia, se non in uno slancio romantico che presto passerà. Non importa quale divinità laica e civile invocherai per convincermi ad obbedire ad essa: non vuoi la libertà, non vuoi la mia vita. Non rilevano gli dei e i loro comandamenti che mi porrai innanzi per piegarmi ad obbedire minacciando fiamme o ghiaccio; non importa che sarà per il bene comune, perché il bene non si costruisce con tanti piccoli pezzettini di male.
