Debbo parlarne perché è l’unico ambito che resta di pertinenza della filosofia: anzi, è filosofia immortalata, quindi immortale, anche se parla di cose cadaveriche. Paradossalmente è ciò che la anima. Sarà mica una materia zombale la filosofia? Inizio a pensarlo…
Lo zombie: chi era costui?
Ed ecco: la morte. Non ne parlo in astratto. La rendo meno teoretica. Ma come? La filosofia non è astratta e teorica? È essenzialmente pensiero. Non è la verità. È pensarla, è amore del sapere: ma tale sapere si è trasferito e diffuso per le varie scienze. La filosofia ne ha dette di grosse; ci ha preparati alle scienze. Gloriosamente sfavillò, fulgente fu madre della Matematica e della Fisica e di tutte le altre scienze e saperi.
Dunque, la morte cos’è? Bisogna chiedersi cosa sia la vita, piuttosto. Non c’è l’una senza l’altra. La vita è il campo delle esperienze; è il luogo della fruizione degli effetti di cause passate; è il campo delle azioni. Quindi del possibile che deve essere attuato o no. Luogo del fare e del disfare. Ciò richiede un ente che fruisca e faccia ed esista. Secondo me, esso è ciò che appare essere, fenomeno. Dalla parte soggettiva è noumeno, nascosto, non appare, è chi fruisce per me. Sono io. Solo di me posso parlarne in questi termini.
Io esisto. Ma oltre a ciò sono corpo e quindi materia. Ho estensione. In quanto tale, sono composto. Le moli del composto sono costituite da atomi. Sono la somma di essi membri di un’unità che li tiene insieme, di forze e parti che un giorno si scioglieranno. Che altro ho da aggiungere? Nulla, di più sarebbero teorie e credenze ingiustificate. Posso dire che a me ora questo evento necessario appare come liberazione da un’esistenza che mi ha stancato, deluso, monocolore, stupida, meccanica? Ha deluso le mie aspettative magiche da bambino. Mi spinge avanti la ricerca della sapienza, la conoscenza, ma si può anche farne a meno: si può fare a meno di tutto quando accetti che puoi fare a meno anche di te stesso. Forse è semplicemente questo il Nirvana: annullamento.
