Della guerra

Penso che le teorie vadano bene salvo prova successiva delle ipotesi definite al loro interno e delle leggi o costanti naturali che derivano dalla diretta osservazione e sperimentazione. Se non ci sono le condizioni per verificare le congetture e per falsificare una teoria, resta l’osservazione e la storia, l’esperienza vissuta direttamente o ascoltando o leggendo di fatti avvenuti o in corso. Le teorie sono aleatorie fuori dal contesto scientifico che ha come oggetto la natura e le sue leggi. Quando si tratta di esseri umani, che sono naturali e artificiali, cioè sia dati come entità biologiche che culturali, influiti da costrutti artificiali simbolici, emotività, prese di posizione irrazionali, convinzioni e credenze, soggettività interpretativa, gradi di intelligenza diversi, e di ciò che fanno e causano come esseri politici e storici, la faccenda sta diversamente, perché l’oggetto di studio e anche il soggetto, l’autocomprensione è richiesta come fattore decisivo ermeneutico, ma in quanto tale passibile di successive riflessioni. La ragione è assai mobile in questo contesto e non stabilmente ancorata a principi matematico-fisici indubitabili. Quindi le ragioni messe in campo dalle parti in causa quando si verificano conflitti sono quantomai variegate e sfumate. Per questo occorre cautela nell’affrontarle e nel cercare di capirle, e ponderatezza del giudizio, salvo rinunciarvi e passare all’aggressione e alla sintesi unilaterale e irrazionale della forza. Se si sopprime la controparte, non c’è più bisogno di argomentare. Non c’è più tesi e antitesi e sintesi possibile. Non c’è antagonismo e posizione diversa dalla propria, confronto e dialogo. Solo per questo motivo già basterebbe condannare la guerra come fallimento umano, bestialità, violenza pura e sopraffazione. Non c’è giustificazione nella e della guerra.

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