Pensieri prima dell’illuminazione

Dialoghi (reali)
Dottore: “Lei ha un cancro: è giovane!”
Silenzio…
D.: “Dovrebbe farsi affettare un po’.”
Sabrino: “Ah! davvero?”
D.: “Mi dica lei. Che facciamo”
S.: “Che facciamo?”
D.: “Affettiamo?”
S.: “Roba buona? Quanto al chilo?”
D.: “Preferisce tenersi un cancro?”
S.: “Mah! Ho sentito degli effetti dopo…”
D.: “Allora?”
S.: “La paura è irrazionale; io ho paura; quindi sono irrazionale. Siccome però sono razionale, ed è razionale affidarsi a chi è competente, faccia pure.”
D.: “Bene! Allora faccia questo e quello e venga accompagnato, nel caso sa…”
S.: “Ai morti interessa molto essere accompagnati?”
Silenzio

Uscito dall’ospedale. Al telefono.

S.: “Buongiorno. Sono uscito dall’ospedale. Devono fare un intervento. Ho bisogno di stare a casa un giorno in più.”
Direzione: “Buongiorno Sabrino, come sta? Ah! Davvero? Già abbiamo avuto due anni di merda… Che cosa succede? Niente. Non mi dice niente? Va bene. Stia tranquillo. Stia a casa.”

In metro. Per quindici minuti. Partenza da Sant’Ambrogio. Università cattolica.

Pensieri muti.

Riassunto dei pensieri muti: “Ma che cazzo?!”

Respiro. Occhi chiusi. Va tutto bene.
Pace. Pensiero: “Beh! Dai! Male che vada, al peggio, muori, che vuoi che sia? Non gliene frega un cazzo a nessuno. Goditi la morte per bene: tutta tua! Non sei pronto? Preparati. E che lasci, poi? Fai spazio ad altri. Ne soffrirà qualcuno? non hai figli e moglie e praticamente sei già inesistente. Mon cambia niente.”

Inizio a ridere. Ente non esiste ente. Inesistente. Niente. Niun ente. Ahahah!

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