La lettura degli eventi cui assistiamo in chiave politica tipica della Guerra fredda, se non della Rivoluzione d’Ottobre, mi lascia esterrefatto: non ha alcun senso. La Russia è lontana dall’URSS ideologicamente. Si può parlare di restaurazione zarista, cioè di un’era precedente, cosa strabiliante ma reale. Una visione distorta, nostalgica da parte di alcuni che accomuno ai neofascisti che inneggiano ad un duce ultramorto e supersepolto. Qualche ottuagenario russo stordito potrà sentire tale mancanza, ma le nuove generazioni e anche le altre due precedenti, di cui la più remota giunge agli anni Sessanta, quando vedeva la luce, non nutre affatto tali sentimenti, siatene persuasi; e anche la Cina comunista non ha che il titolo di un testo il cui contenuto è dollari e capitalismo.
Si dovrebbe parlare di autodeterminazione per le nuovissime generazioni, fondate largamente su istanze individualistiche ed edonistiche. I tempi son cambiati e la Russia non è Putin, come noi non siamo Mattarella. È il popolo (populismo o meno) che si autodetermina un po’ ovunque, non determinato dall’alto, se non a forza: questa è la tendenza che vedo. Le macrocategorie entro le quello distendere gli eventi sono solo quelle tecnico-economiche, le altre sono fumo agli occhi per allocchi
