Oltre il superuomo

Pensandoci bene, la formazione dell’isola dell’Io crea le prime divisioni e conflitti che devono essere trasformati inconsciamente dall’Es, e dall’altrettanto inconscia censura del Superego, coacervo alcolizzato e automatico di ogni divieto, che la psicoanalisi freudiana chiamava “principio di realtà”, necessario guardiano del “principio del piacere”, secondo il “canone”. Sennonché, proprio da tale conflitto nasce l’angoscia e la nevrosi, e credo anche la dicotomia tragica di Eros e Thanatos, che, se bloccato, provoca disarmonia psichica. Troppo severa proibizione e tabù non promuovono di certo la ricerca del piacere che è l’anima innocente del bambino, il quale segue spontaneamente ciò che glielo arreca, con la saggezza dell’istinto. La rimozione è il meccanismo che scatta come guardiano cne sbatte in galera il mostro, che è il bambino. Divieti ancestrali e tabù della notte dei tempi proibiscono di cercare piacere sessuale all’interno del proprio nucleo familiare, che d’altronde è l’unico disponibile per il piccolo essere umano. Ma quello persiste comunque anche se rimosso e sublimato più o meno malamente, ed Edipo lo mostra miticamente e tragicamente. Come potrebbe non accadere? Per forza l’amore del figlio va alla madre che lo nutre, come ogni animale ben sa.
Probabilmente per allargare la parentela, stabilire alleanze e sviluppare sistemi di crescente complessità sociale fu proibito di attuare il soddisfacimento della libido sessuale in casa. Ma a monte, è lo stabilirsi dell’ Io come istanza autonoma premuta e costretta, compressa e minacciata, e dei suoi confini fisici a dettare le separazioni affettive per stabilire alleanze forti esterne mediante matrimoni.
L’Io è indispensabile, la soluzione della vita psichica, ma fonte di conflitto interno ed esterno, proiettato sull’altro. Il suo confine di pelle, tattile, determina tutte le restanti strutture sociali, come la proprietà privata, che deve tornare ad essere istanza interna per essere sotto controllo: lo Stato è l’organismo che interiorizza le proiezioni e formazioni sociali e le rende oggetto di diritto, il quale nasce con gli stati che lo amministrano.
Rinunciare all’Io, che è oltretutto plurimo ed aggravato gioco teatrale commedia e tragedia, è liberarsi di tutto il resto, dalle maschere, dai ruoli, illusioni, sofferenze inutili. D’altronde, non si rinuncia a niente, talmente effimera è tale istanza psichica, illusoria speranza di persistenza, fede nel continuo spazio-temporale soggettivo, cosa che non è affatto, perché gli io muoiono o scompaiono ogni istante, e così dovrebbe essere per le strutture esterne poste per assoggettare ciò che non esiste realmente.
Si dovrebbe superare l’Io, non nel super-io, e nemmeno nel Superuomo, sempre troppo umano mi sa, ma nel Se, che realizza davvero ciò che siamo, oltre l’Io.

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