La dinamica dei conflitti è sempre la stessa, e l’hanno vissuta in tanti per tanti secoli. C’è qualche problema in una porzione di terra. Qualcuno che vi risiede inizia a perseguitare altri, i perseguitati. Questi chiamano in aiuto terzi, che invadono detta porzione di terra e la mettono a ferro e fuoco: ne seguono saccheggi, distruzioni di beni immobili, cioè case e coltivazioni, stupri e schiavi. È così dai tempi omerici e anche prima. Cambiano i mezzi usati nella guerra. Così avvenne in Vietnam; poi in Afghanistan; in Iraq (per l’invasione del Quwait). Quando non è stato così? Anche il Papa in Italia chiamava eserciti stranieri per far guerra contro signorie, granducati e repubbliche italiane, un po’ come se il metropolita di Mosca chiamasse gli americani per andare a configgere contro i russi di Vladivostok, per intenderci.
In tempi davvero remotissimi, in India i Kuru e i Pandava si massacrarono a vicenda: erano praticamente parenti. La storia è narrata nel “Mahābhārata”, di cui la “Bhagavadgītā” è un estratto considerato cuore sacro di quell’opera immensa. Parliamo di Omero e della “Iliade”, meravigliosa opera poetica somma? Sono avvenimenti accaduti, anche se talmente antichi da averne scarse tracce, tranne quelle archeologiche.
I tempi e i modi sono diversi ma le dinamiche le stesse ai nostri giorni. Ora, pare che finché le parti in causa non smetteranno, di farsi del male, la guerra non cesserà. Così fu ed è, perché gli animi accesi non si spengono in fretta, e gli Stati non cessano facilmente un conflitto senza aver raggiunto un vantaggio o cessare di esistere.
Oggi sappiamo cosa sta accadendo. Ci sono anche persone che stanno tirando fuori la minaccia dell’atomica come se fosse uno scherzo: significa solo il suicidio e la fine di tutto. Lo stesso avvenne nel “Mahābhārata”, quando un’arma divina venne lanciata, (pare una sorta di arma termonucleare amtelitterram): siamo qui perché non ce l’avevano tutti all’epoca.
