Cinque minuti

Gli dissi che la prepotenza e l’arroganza nasce nel cuore orgoglioso di chi reputa se stesso degno di considerazione, e non accetta l’indifferenza degli altri e l’anonimato che normalmente riveste ogni persona fuori dal proprio ristretto ambito. Siamo un po’ tutti fantasmi. Ci guardiamo allo specchio e non appare una figura: nessuno, né uno né centomila, solo un niente pieno di se stesso. Lo specchio rivela la propria mancanza a se stessi, questa vacuità percepiamo negli altri, e la riferiamo a noi stessi. Vuoto che riflette vuoto.
Lui rispose che dovevo riposare o farmi vedere, o forse lo pensai e non disse niente. Aveva fretta e doveva fare cose importanti, era di corsa: doveva ritornare a casa sua, dove l’unica cosa da fare era sprofondare nella poltrona davanti alla televisione e addormentarsi. Dissi lui che comprendevo e lo salutai chiedendo scusa per avergli preso un minuto della sua preziosa esistenza piena di serie e importanti incombenze. Se ne andò imbarazzato e irritato per essersi scoperto, sentito colpevole.
Allora presi a camminare lento, notando la fretta altrui che era la mia e mi vergognai di me stesso. La realtà mostra impietosa tante cose a se stessi, fonte di disagio perché li vediamo compiere atti che sappiamo fare anche noi. Questi atti sono l’annaspare nel bicchiere di acqua di una mosca che sta annegando. Alla mosca pare il mondo sia per finire. Fuori dalla sua morte infinita vita continua.

Lascia un commento