Dell’ intellettuale organico

Occorre pur dirlo che la maggior parte degli intellettuali accettarono l’adesione al fascismo: solo dodici docenti universitari rifiutarono di essere organici al regime. Quelli che si ritirarono nella “torre d’avorio” della cultura pura e delle altezze letterarie erano lasciati in pace, purché non alludessero a tematiche politiche.
Se così avvenne in quei tempi duri e crudi, come non potremo avere oggi la maggior parte degli intellettuali collusi col nostro regime democratico, quello della “libertà” comoda e opportunista? Ecco perché molti esperti sono un coro univoco e plaudente, o fintamente dissidente, cioè “critico” per modo di dire? La cultura è stata già omogeneizzata da molto tempo, cioè da quando è stata massificata, americanizzata, fascistizzata e poi divenuta liberale, democratica ma aderente agli indirizzi governativi e atlantici. I modelli di Hollywood, il divismo, l’immaginario già preconfezionato. La pluralità della reiterazione. Il nuovo riprodotto e industrializzato, la fastcultura, l’approvazione digitale, del pollice, il “mi piace” come adesione intestinale dementalizzata. E così evapora pensiero e diversità nel nulla del simile e nell’aere perso.

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