Se è vero ciò che dicono gli esperti, cioè che i russi pensavano di essere accolti a braccia aperte in Ucraina, come liberatori, ci si può chiedere se tale opinione è fondata o è una congettura occidentale. Se è una congettura, lascia il tempo che trova, se risponde a ragioni effettivamente fondate, allora ci sarebbe da chiedersi cosa sappia il Cremlino realmente del resto del mondo, dato che sa così poco di quella parte del mondo confinante. Ha mai saputo davvero cosa ne pensassero gli Stati del Patto di Varsavia dell’URSS? Erano felici di aderirvi? Come presero parte a detto patto? Fu adesione volontaria? L’intervento armato a Praga e Budapest non lo conferma. I dissidenti già comunisti convinti, tra l’altro, non dicono bene dei tempi di Stalin. Ben pochi russi ne direbbero bene oggi. Provate a chiedere a loro.
La gente va dove crede di stare meglio, non perché è davvero il meglio, ma perché lo crede. Così per le emigrazioni e anche per le alleanze, che paiono vantaggiose ai governi che le stipulano. Quale scelta ebbe l’Europa dopo la Seconda guerra mondiale, quale opzione ciascuno Stato, conteso fra USA e URSS? Cosa può fare un Paese rovinato, distrutto, debole per contrastare tali forze immense? Chiediamoci questo. Quanto volontarie sono le prese di posizione di questo o quel Paese in certe circostanze? Che opzioni hanno i vinti? Quale condizione è richiesta per la pace? Se non c’è giustizia, allora non c’è. E la giustizia c’è se esiste la condizione di stabilire cosa è giusto e cosa non lo è. Se non si è liberi di farlo, allora non c’è possibilità di giustizia. Quindi senza libertà non c’è pace. Ora, se un Paese non è libero di decidere in autonomia che fare di se stesso, come potranno esserci le condizioni per la pace? Questo è il problema di fondo, al di là di trattati, pretese territoriali terze, esterne o interne; al di là di logiche rapaci di spartizione ecc. E come si può decidere qualcosa liberamente con una pistola puntata alla tempia? La resistenza ucraina dice chiaramente che c’è una volontà avversa all’occupazione russa, altrimenti le truppe del Cremlino sarebbero entrate quasi senza colpo ferire, come avvenne storicamente per molte vicende simili tra loro. Se non c’è resistenza, c’è consenso di fatto. Siamo in grado di vederlo questo?
