Logica e guerra

La verità è la corrispondenza di un’inferenza con uno stato di cose. Ora, se una guerra implica una distruzione di qualcosa, fosse pur solo una capanna di pescatori, sarebbe pur sempre un atto distruttivo. Noi invece dobbiamo costruire, o meglio, ricostruire la verità partendo da inferenze, costituite da premesse certe, verificabili empiricamente, cioè colte dai sensi, che son le fondamenta della nostra conoscenza, come dice lo Stagirita. Se i sensi non ci ingannano, non soffriamo di allucinazioni, e uno stato di cose è testimoniato da ogni altro essere senziente e comunicante mendiante asserti dotati di senso, possiamo inferire che i nostri argomenti sono fondati su dati reali. Ora, anche se non possiamo tutti essere testimoni diretti di un teatro di guerra, se giungono immagini relative ad esso, qualcosa di almeno verosimile ci sarà in esse. Le immagini della guerra in Ucraina o “operazione speciale” che sia, sono dense di edifici e altri oggetti o manufatti distrutti. La cosa non viene negata dai distruttori, mi pare; e quando qualcosa dove vive qualche essere senziente viene fatta a pezzi, è probabile che qualcuno di essi soccomba, ovvero prenda la strada alata dei cieli. Se ciò è vero, possiamo parlare sicuramente di guerra, che significa infliggere danni ad un nemico, quali che siano, e batterlo. Se ciò viene definito in modo eufemistico, a a parte la malafede, le cose non cambiano nella sostanza.
Se allora possiamo dichiarare che esiste uno stato di cose definito come sopra, situato geograficamente in un luogo del pianeta Terra, potremmo inferire che c’è una guerra in corso. Negarla è menzogna, quella principale, pur ammettendola con altri termini. Chi nega in tal modo è in malafede, perché poi non può negare gli effetti di ciò che chiama come vuole, e perciò cade in contraddizione. Una cosa non può essere e non essere allo stesso tempo, anche se lo dice Putin o Satana. Una cosa o è o non è. Essere o non essere. Questo è sempre il problema. Ma laddove le parole mancano e i fatti parlano, la preferenza andrebbe ai fatti, non alle descrizioni menzognere e ipocrite di essi. Dai sensi proviene la conoscenza, non dalle parole delle autorità. Quindi, se esiste uno stato di cose accertato, ed è un male che esso sia, ragionevolezza vuole che venga rimosso tale male, come fosse una malattia. Non farlo, è irragionevole: cioè folle. Quindi qui abbiamo, oltre alla menzogna, a che fare con la follia, e tali ingredienti fanno parte dei conflitti, il cui prodotto finale non è vantaggioso per nessuno: carestia, povertà, distruzione delle proprie case e vite, impoverimento delle realtà collegate alle zone colpite dal morbo della guerra.
Abbiamo il Covid, lo abbiamo combattuto, e c’è ancora, non più temibile come prima, pare: ora dobbiamo combattere un’altra epidemia incipiente, chiamata guerra, arginarla e lasciare che si spenga, senza alimentarla. Nel frattempo, vacciniamoci con la ragione e neghiamo la negazione della guerra.

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