Qualcosa sulla “Bhagavad Gita”

Da una lotta tra demoni e angeli, ad una tra uomini, fratelli gli uni e gli altri, in cielo come in terra. L’azione, da “kr”, quindi ‘kuru’, contro la purezza, ‘pandu’, e la distruzione, ‘ksetra’, dell’azione, dei suoi frutti, ‘karma’, dettata dall’ignoranza, mediante l’agire senza attaccamento ai frutti dell’azione: nè profitto, nè piacere, nè patria, bensì per la liberazione interiore, la pace dello spirito.
Una minima perturbazione planetaria può indurre catastrofi e guerre sanguinose qui sulla Terra. Queste sono le liti nei cieli. Tra dei. ”Iliade” e “Odissea” interpretano e cambiano il senso del “Mahabharata”, e quello interiore del conflitto, come lotta contro le identificazioni derivanti dalle passioni e originate dal contatto sensoriale nel campo (“ksetra”) del corpo. E da qui la liberazione stessa può avvenire. Mitologia e astrologia poggiano su sensi originali molto differenti, sebben l’abito esteriore richiami quello vedico, di molto anteriore.
Somdevadatta, autore presunto de “L’oceano dei fiumi dei racconti”, padre delle “Mille e una notte” e a sua volta del “Decamerone” di Boccaccio. Ma il temine significa ‘soma’ (in greco ‘corpo, vedi la corruzione divertente del significato), ovvero ‘ambrosia’, ‘nettare’, ‘amrita’, cioè ‘ambrosia donata (‘datta’ sanscrito) degli dei’ (‘deva’).

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