Quello che so, per mia esperienza personale e studio, che dal futile al grande (che è altrettanto futile) l’immaginazione che si figura un fine, un mondo fatto per se stessa, per soddisfare i desideri che appaiono alla sua mente e di cui sa nulla, solo percepiti, e che destano piacere, causano un corto circuito, tale che una petizione di principio naturale e concettuale, ma confusa e sognante, scambia gli uni per gli altri, e li giustifica col medesimo principio immaginato. Appare un’impressione, è piacevole, perseguo l’oggetto che la causa, e spiego il perseguirlo, il finalismo, dicendo a me stesso che è fatto per me, e quindi lo voglio conseguire per questo motivo. Così come appare ordine ciò che è facile e piacevole da ricordare, e quindi diventa il modo in cui le cose sono, e devono essere, mentre la maggior parte delle cose e impressioni sono percepite e non appercepite, ovvero non ne abbiamo affatto consapevolezza.
Del resto, che fine dovrebbe avere l’esistenza del male e del dolore, se tutto è finalizzato al mio piacere e giustifica il finalismo stesso? Il fatto è che non stanno così le cose (vedi Spinoza e Leibnitz), e non esiste solo il bene che per me è tale.
Insomma, la piacevolezza del potere su altri, che quindi sono percepiti (non consapevolmente) come pericolosi istintivamente, vale per giustificare la pretesa su un territorio e popolazione, a cui si addurranno molteplici giustificazioni e razionalizzazioni. E questo è il motivo di fondo, umano e interiore, valevole per l’individuo e per il gruppo, che è mosso da individui che hanno potere e lo desiderano, e quindi organico ad essi (volenti o nolenti), per ciò che chiamiamo “guerra”.
