100 “Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
103 Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
106 Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense”. Queste parole da lor ci fuor porte.
Non faccio neanche la dovuta citazione, per la fama globale e sempiterna del Poeta, ma commento a ruota libera, ben intendendo il testo originale, in ogni caso. E quindi: alla persona sensibile, dotata di anima elevata, amore insegna subito, si manifesta chiaro e distinto, e lui lo impara (lo “apprende”), in modo un po’ colloso. Sa un tantino di appiccicaticcio, forse. Sta di fatto che a nessuno che sia amato Amore perdonerà di non riamare a propria volta (v. 103, “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”). Insomma, lui è sensibile e nobile, lei altrettanto; lèggono un libro di cavalleria antico, in cui Lancillotto bacia Ginevra, ai quali Galeotto aveva organizzato l’incontro, e così il libro stesso diventa Galetot (Galeotto) anche per Paolo e Francesca, i quali si guardano, forse troppo a lungo, impallidiscono e si baciano tremanti.
Scoperti i fedifraghi dal fratello di Paolo – forse un tal Gianciotto -, la moglie, Francesca, che è la voce narrante, assieme al cognato, e amante, Paolo, vengono trucidati. La bella persona che le fu tolta è quella di Francesca, se stessa, che racconta sospesa nell’aria del quinto cerchio infernale con Paolo: si librano entrambi fermi, come colombe in mezzo alla ruina della tempesta della passione della lussuria che li mena, con esempi storici di personaggi famosi dannati con loro, di qui e di là senza tregua mai poter ottenere.
La vendetta infernale attende chi li uccise in Caina, nel profondo dell’Infemo, dove giacciono nel ghiaccio i traditori, declinati, o meglio, inclinati nel ghiaccio, in vario modo, fino al più grave dei peccati, cioè il tradimento di Gesù Cristo.
È quasi spiegato qui il colpo di fulmine, che nasce da uno sguardo, probabilmente preparato da pensieri fissi e sospiri notturni non confessati. E il “dolce stil novo” pur richiede di parlare d’amore in cotal guisa. Amore, trappola per le anime, carta moschicida di Satana, quando è mal rivolto; Lancillotto e Ginevra tradiscono Artù: la fedeltà del cavalliere, membro della tavola rotonda, e della moglie e regina, che vengono meno: duro colpo per il mitico re. Ma così andava anche allora, talvolta, e l’amore o il piacere tira dove vuole, come fa il vento, quando la ragione si sottomette al talento.
Oggi, gli sguardi che si incrociano sullo schermo del telefono o del computer, sovente ingannevoli, ripetono spesso ciò che allora avvenne, e quindi sono corna e guai, ma non sempre o per forza, come Boccaccio farà dire ad un suo personaggio: “peccato non confessato, mezzo perdonato”. Qui lo stil novo diventa più scaltro e carnale, passando attraverso i tormenti preleopardiani di Petrarca…
Sarebbe quasi triviale argomento questo, ma dove lo innalzarono, facendolo volare, questi nostri padri e poeti! Volarono… e come Icaro caddero, dopo la fatale ebbrezza: ma forse ne valse la pena.
