Ho attivato un livello profondo di consapevolezza, talmente profondo che intervengo nei miei sogni. Ho così visto lo stato allucinatorio che li producono e la differenza che sussiste con quello di veglia (ma ce ne sono ben altri due, poco o niente accessibili a molti). Poi mi sono reso conto, con non troppa sorpresa, che tale stato prosegue in quello che crediamo sia la vita da svegli. Ho visto anche qui che tutto accade, e che, come nei sogni, non ho potere sugli eventi e su me stesso. Ma si può ottenerlo: l’inizio è proprio l’osservazione e la consapevolezza di questo stato. Allora comincia la lotta contro le reazioni automatiche, il pensiero automatico, il parlare a vanvera, l’immaginazione senza controllo, il sogno ad occhi aperti. È uno stato pericoloso il nostro: siamo in balia di ogni evento. Almeno durante il sonno non possano combinare guai, ma quando pensiamo di essere svegli è come se vivessimo in una casa che sta bruciando e stiamo a guardare la televisione.
Ho visto ancora che dopo di questo terzo stato di vigilanza diuturna reale, in cui la presenza a se stessi è continua (cosa rarissima e praticamente impossibile per quasi tutti), c’è un altro stato obiettivo di consapevolezza: è quello in cui si ha potere di fare. Qui avvengono i miracoli. Qui c’è la perfetta presenza, la beatitudine, e la sensazione suprema che tutto va bene. C’è la pace interiore, perché non sei più nella casa che sta bruciando.
