La prevenzione

Prevenire non significa essere prevenuti. Se è vero che non conosciamo noi stessi, lo è almeno altrettanto per quanto concerne gli altri, sia verso se stessi, che nei confronti degli altri, come già accadeva a noi quando dovevamo giudicare loro.
Occorre quindi agire con cautela, e prima ancora, pensare a lungo prima di salpare con le vele spiegate. Scende che, a fortiori, sanzionare le intenzioni non ha senso, perché esse riguardano eventuali o possibili atti futuri, che concretamente non esistono.
Quando si previene qualcosa e si interviene senza avere sufficienti informazioni, anzi nessuna, perché non è stato commesso materialmente niente, si rischia di causare un male maggiore del danno che si vorrebbe evitare. Eppure ciò accade spesso, ed è diventata una discutibile dottrina politico -militare posta in atto dalle potenze imperialiste, non escluse quelle liberal-democratiche, che anzi hanno elevata tale dottrina ad articolo di fede. Un modus operandi e cogitandi, anzi, che ha infettato anche altre potenze e Stati.
Qual è la radice profonda di tale modalità politica e strategica? Potrei rispondere che è la sindrome paranoica, che a sua volta è dettata da uno stato completamente affondato nella minaccia, e cioè nella paura; e forse tutte le patologie psichiatriche e sociali hanno tale fondamento.
Insomma, per concludere, si interviene a prevenire per quale motivo? Perché? Per combattere la paura, la minaccia… inesistente il più delle volte. E così per evitare un cancro al cervello si asporta tutta la testa preventivamente.
Noi viviamo in un mondo che ospita tali insidie pericolosissime; viviamo in una perenne attesa della sentenza capitale preventiva, sia democratica o monarchica; viviamo su un pianeta dove i più potenti governi nutrono tendenze psicotiche; ed è vero che qualcosa è cambiato, migliorato: ma è peggiorato di nuovo ultimamente. È vero che forse gli anarchici esagerano parlando delle derive autoritarie di tutti gli Stati, come dicevano i socialdemocratici di cent’anni fa, paragonandoli a quelli assolutisti antichi, ma probabilmente è vero proprio il contrario, perché si giudica sempre su una base storica e in divenire, e non su periodi d’oro brevissimi e localizzati.
Diciamo che gli Stati e i governi sono terroristi: se si uccidono innocenti, civili, donne, anziani e bambini, direi di sì; e pare che così avvenga ancora oggigiorno.

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