Io non ho alcun diritto su nulla, nemmeno su me stesso. Non sono la causa di me stesso. Non mi sono autocreato. La mia esistenza è del tutto contingente. Ero possibile e quindi ci sono, ma non in modo necessario. Potevo anche non esserci.
Ben lungi da me la perfezione! Potrei fare un elenco lunghissimo di difetti e lacune, mancanze e incapacità, questo sì. Un essere come me, che nemmeno sa perché sta al mondo, cosa potrebbe pretendere? Che ragioni avrei?
Avete tutti ragione, non posso dirvi altro: dal vostro punto di vista, ognuno di voi ha ragione. Mi sta benissimo. Io mi annullo e ritiro di fronte a tutto questo. Siete ciascuno il centro del mondo. E avete ragione… ma io no! Io preferisco il Nulla. Preferisco non esistere, perché quel che non dipende da me, di cui non sono padrone, non vale niente.
Non sono padrone di me stesso. Sono fallace. Sbaglio e, in termini religiosi, sono un peccatore. Ma nemmeno questo rileva per me. Tolto il peccatore, tolto il peccato. Perché il problema è proprio nell’esistere, nel continuare questa sequela di vite: una catena, anello dopo anello.
Non ha importanza né essere né non essere. Sono entrambe le facce della stessa moneta di sofferenza e ignoranza. Profonda stupidità e oscurità e confusione. Suono, luce, odore, corpo, gusto, sonno, veglia, pensiero: tutto automatico.
Facciamo cose spinti dalle circostanze, e le circostanze accadono, casualmente; quindi viviamo casualmente. Se è così, perché lamentarsi? Perché passare la vita a lamentarsi come bambini viziati? Perché vediamo altri che crediamo felici: successo, soldi, sesso, fama, o almeno notorietà, bellezza, fortuna, salute. Ci sembra desiderabile… ma non pensiamo che anche ciò sia del tutto casuale. Crediamo che le cose le facciamo noi, che dipendano da noi. Ci fa sentire importanti ed efficienti, responsabili e adulti. E invece è del tutto frutto delle circostanze e del loro legarsi.
No, lamentarsi non serve a niente: anzi, darai anche fastidio. Fallo in silenzio, piuttosto. È tutto solo conseguenza dell’ego, un’entità ignorante e in preda all’illusione: meglio disfarsene.

mi trovi d’accordo, tutto è il risultato di circostanze e non siamo padroni della nostra vita se non la possiamo riconoscere come veramente “nostra” perchè continuamente assoggettata a compromessi e doveri per voleri esterni. Nessuno è libero se non il selvaggio eremita confinato nel suo incontaminato territorio