Una malintesa idea della mascolinità può causare molti danni, sia agli altri che a se stessi. Molte guerre nascono da questo malinteso, che spesso nasconde nevrosi, crolli psicotici, tendenze masochiste compensative. Se consideriamo le personalità narcisiste, rigide (all’apparenza, pubblicamente), di coloro che provocarono o decisero per la belligeranza, ne noteremo gli influssi.
Il pensiero femminista e di genere traccia storie parallele che apre squarci sulle personalità responsabili dei grandi conflitti del passato. Oggigiorno mi pare assente per quanto concerne il dato contingente del conflitto russo-ucraino, che è in realtà molto più largo, perché è una guerra politica su più fronti.
Certi atteggiamenti caratteristici, sportivi, camaleontici, ecc. di alcuni personaggi del passato del secolo scorso ne offrono un esempio (piuttosto risibile, trasudante retorica a metri cubi), e qualcuno qui e oltre cortina ne hanno tratto spunto, chi con esasperazione della propria virilità, chi con nuotate e cavalcate da valchirio, ed esibizioni delle molteplici sfaccettature guerresche e cavalleresche.
L’equilibrio interiore va ricercato nella parte opposta a ciascuno di noi: la parte femminile, yin, la chiamerebbe il taoismo, che declama il Tao stesso con definizioni tutte al femminile (fa riflettere molto questo) e yang, maschile per le donne. Nessun uomo è davvero uomo se non entra in contatto con essa; nessun processo di individuazione può essere condotto a termine. Occorre trovare la parte femminile interiore, l’anima, materna, dolce, comprensiva; per le donne, invece, l’animus. Sono terminologie della psicologia analitica junghiana.
Se un uomo equilibrato ama, ama con tutto se stesso, anche con questa parte, comprensiva, aperta, e tollera molto meglio abbandoni, delusioni, solitudine: trova in se stesso tutto, non ha bisogno di cercare la parte mancante al di fuori, se non per far fluire in lei l’amore traboccante che sente. Non considera lei, la compagna o amica, un possesso, un dominio, una protuberanza di se stesso. Lascerà andare, avvertendo certamente dolore e mancanza, ma preferendo la libertà altrui che la gabbia in cui chiudere chi ama.

parole sante!
Grazie, Daniela! 🙏
Ciao. Ho spulciato e letto un po’ il tuo blog, particolarmente “Filosofia”. Qui ti lascio un sorriso.
Grazie 🙏 Irene… ☺️
😀