Gli stessi esseri tristi

La vetustà del tuo sembiante miro
o argiva rocca che sfidi i tempi
dai padri eretta con Sidone e Tiro.
Non furono giammai quei giorni empi

come questi che vivo e non ammiro
che si distendono immoti e ampi
che intorno ad un centro fanno giro
e non son degni che carta se ne stampi.

L’Uomo inventa e costruisce e avanza
pare che a le stella sia per giungere
e la profondità del cielo acquisti;

ma del bene di sé ancor resta senza
e passano secoli e muoiono le ere
e sono sempre gli stessi esseri tristi.

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