Non c’è, in realtà, nessuno che possa scagliare la prima pietra contro chi ha sbagliato. Spesso, anzi, è l’errore altrui che è in chi lo giudica a far scattare la mano verso la pietra. È punire se stessi negli altri, scaricando la propria coscienza per non avvertire alcun disturbo e dormire sogni tranquilli. Ma ognuno sa che ha fatto, conosce le sue proprie colpe, e non è accusando o punendo altrui che si emendano, bensì comprendendole e andando oltre. So benissimo che il fastidio che provo è lo stesso che tormenta me, e le accuse che lancio o la faccia che mi irrita potrebbe essere la mia, e gli errori che biasimo i miei. Se almeno non mentissi a me stesso sarebbe già un passo innanzi, perché è facendo altrimenti che si alimenta l’ipocrisia ed il perbenismo e si fa lavorare la magistratura e gli avvocati, di cui potremmo fare a meno.
L’altro è cattivo almeno quanto lo sono io: in ciò risiede la vera uguaglianza umana.
