Siamo liberi?

Non siamo mai stati liberi di compiere scelte politiche vere. Dal 1944 abbiamo subito il vincolo di politica estera che ci ha obbligati ad una stretta aderenza al blocco di appartenenza: quello atlantista, per noi dell’Europa occidentale. La politica interna ne è stata pesantemente influenzata e mai c’è stata la possibilità di una coalizione di governo con la presenza dei comunisti. Unica eccezione è la Grecia che dal ‘46 al ‘49 vide la contrapposizione violenta tra comunisti e e le forze filo-occidentali : vinsero le seconde.
Quando vi fu in Russia la Rivoluzione d’Ottobre nel 1917 la reazione della nuova aristocrazia, degli eredi della nobiltà, dei feudatari, insomma della borghesia, nuovo ceto o stato dominante perché possessore in quanto produttore della ricchezza, proprietario dei mezzi di produzione, della struttura economica, spaventati dalla possibilità che ciò accadesse anche in Occidente, generarono forze tali, e personaggi che le incarnavano (Hitler, Mussolini, Franco eccetera), da sistemare le cose per bene, finendo per esagerare.
Votare non è mai stata una scelta seria; e non dice nulla il voto utile:: è tutto un teatrino. Ora, però, per ironia della sorte, la Cina comunista sta diventando il Paese più ricco e potente del pianeta ed il più avanzato, a breve, tecnologicamente. È vero che lì non c’è libertà di dissentire esplicitamente, ma da noi le cose non vanno meglio: qui siamo liberi di esprimere istanze critiche, ma fra il dire e il fare c’è di mezzo una brutale repressione. Lo abbiamo visto al G8 di Genova. Di fatto, qui non si può non essere allineati, e sono botte da orbi o anche il cimitero se vai oltre… ma siamo democratici, no?

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