Guardare il mostro negli occhi dritto

Dostoevsky e Kafka, per fare due esempi, hanno espresso ciò che non potevamo o volevamo dire, se non sul lettino dello psichiatra. Per questo fanno così male le loro narrazioni. I loro romanzi rimandano a noi stessi, all’oscurità dove sappiamo che le nostre paure, mostri, ombre, si annidano e attendono di salire in superficie. Odiare chi dovremmo amare, amare chi dovremo odiare, la tentazione di uccidere un innocente, un prossimo, una madre o un padre… una sorella o un fratello solo perché non stiamo bene, e danno fastidio, perché li percepiamo falsi, il loro amore inutile e falso, come quello di un dio che non ha necessità alcuna di noi. Troppo arduo confessarlo a se stessi; guardare il mostro negli occhi dritto…

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