Halloween a Seul: esempio di americanizzazione riuscita, di un modello unico per omologarli tutti, e nel consumismo incatenarli. Cosa c’entra una festa che inizia prima di iniziare e in un Paese che non avrebbe nulla a che spartire con quello di provenienza? Festa dei morti, fantasmi, mostri eccetera.
E i morti ci sono stati, l’orrore si è manifestato…
Nel frattempo, qui fuori passano mostri e affini finti: c’è chi mi chiede una foto; sono già mascherato per Halloween, probabilmente…
C’è chi va fuori di matto o è ubriaco: un tizio inglese viene fermato da un auto con poliziotti in borghese. Ci sono grida e mani addosso. Alla fine viene ammanettato. Nel contempo, un’auto resta ferma per controllo patente ecc.
Saranno degli zombie… non saprei.
Il risentimento esplode in una festa che non dovrebbe esserlo, dato che commemora i morti: ma c’è chi la vede felice e prende un coltello da uno scaffale e inizia a tagliare a fette i morti viventi attorno a sé: è il gesto di un folle. Non è che sia, forse, la nostra società a indurre questa follia, trattenuta solo da qualche soldo in tasca? E se non ce ne fossero più da spendere in quei luoghi mortali che sono i centri commerciali? Tutti coi coltelli in mano in un’orgia di sangue, ebbra di violenza liberatoria. Ammazza tu che ammazzo anch’io, perché tu sei felice e io no. Che felicità ci sarebbe in un supermercato? Il potere di prendere cose morte o non viventi, pesci morti e parti di animali morti, plastica e sostanze di ogni genere da bere o usare sul corpo e per pulire qualcosa. Che felicità! Sei felice col tuo pesce in mano? Io ti faccio diventare come il tuo pesce…
