Sulla guerra

Non riesco a vedere nulla di glorioso, degno di trionfi, carmi, peani, odi, epodi, elegie, monumenti, celebrazioni nella guerra contemporanea. È, semmai, una vergogna, perché premere un grilletto, lanciare un missile, e cose simili non richiedono eccezionali virtu fisiche né coraggio: anzi, ridotta com’è a massacri indiscriminati di civili inermi, bambini e donne e anziani; e a rovinare palazzi, case, monumenti, scuole, biblioteche; a guastare campi agricoli e uccidere animali innocenti; a ruberie e stupri e altre cose di cui il non dire è bello; alla peggior forma di terrorismo di stato che coinvolge tutto e tutti immediatamente, riducendo alla morte per indigenza grave un popolo intero, è un totale abominio infernale, un disonore per chi la dichiara e per chi la combatte, senza scusanti di alcun genere. È l’atto peggiore e più malvagio che si possa immaginare, e non c’è nulla che lo possa cambiare di natura, se non l’astenersi dall’atto stesso. Questo è valido per chiunque la faccia, anche se difendersi è però giustificato intrinsecamente.

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