L’assommoir milanese

C’era della musica bellissima in piazza del Duomo a Milano. La ascolto. Arrivo al negozio enorme di cioccolato che sta sull’angolo tra via Mazzini e via Torino. Passa una fila orizzontale di personaggi di stazza molto grossa, di non so quale Paese, credo India o Pakistan. Cerco di scansarli. C’è la pedana del camion sulla mia destra. Questa fila di carriarmati sopraggiungendo mi prende dentro e volo sulla pedana. Tiro una bestemmia. E poi mi volto e si volta pure il tizio che mi ha preso dentro. Esclamo: “Che gente c’è in giro?”. Quello del camion ha visto tutto e mi conferma che neanche ha chiesto scusa.
Ora, a parte le facce e gli sguardi malevoli in generale, questa città sta diventando una schifezza. E questo è il mio giudizio che avevo già emesso nel mio foro interiore da tempo. E che devo fare? Litigare con tutti i personaggi maleducati e prepotenti? E quando la finisco? Faccio la guerra anche io? Mi impunto come uno dei due signori guerreggianti in Europa?
Ps. Se leggete “La Russia di Putin” della morta ammazzata Politkovskaya, attivista dei diritti umani e giornalista della “Novaja Gazeta”, ultimo giornale dissidente russo già chiuso anche nel web, vi accorgerete di come i soldati russi vengano trattati. D’altronde, si vide anche col sommergibile “Kursk”. A Putin e ai suoi ufficiali superiori non interessa niente dei soldati che amano la loro patria e muoiono per essa. Leggete della fine che fece il tenente Pavel nel libro della assassinata. È un caso emblematico, cioè generalizzabile. Ed è quanto accade in Ucraina, ove i cadaveri dei soldati russi vengono lasciati a concimare i campi bruciati dai napalm e disseminati di mine.

Continuiamo…

Passa uno di quelli che fanno le consegne con la bicicletta elettrica, praticamente una moto. Pare dell’India o Bangladesh. Nessun problema. Il fatto è che va a 50 km/h sul marciapiede. Volevo chiedergli dove si possono acquistare tali mezzi, quindi nulla da rimproverargli, nonostante la pericolosità delle sue manovre. Non ha nemmeno rallentato e ha scosso la testa come un elefante. Questa cosa come l’altra precedente, e nella stessa serata, mi ha fatto venire in mente Alessandro Magno in India quando si scontra con gli elefanti. Sembra una guerra. Così vanno le cose a Milano.
Tutto inizia dalla gentilezza, che è quella che stiamo perdendo, e con lei la nostra anima.

Alla fine, non sono nemmeno contrariato. Sono abituato ormai a tutto questo. Non mi aspetto altro. In un romanzo di Camus di cui non ricordo il titolo, forse “Lo straniero”, lessi una frase che diceva: “L’uomo si abitua anche alla merda”. Ecco, così è, se vi pare.

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