Le cose sono mutevoli: l’apparenza è tutto, è il fenomeno, è ciò che appare. Se apparire è sinonimo di illudere, allora il fenomeno è illusione. Siccome tutto è apparire, allora tutto è illusorio, inclusa la scienza stessa che, per quanto possa andare a fondo, avrà a che fare sempre coi fenomeni, con ciò che appare, siano essi pure rilevati da strumenti.
Stante così la realtà che si rivela ai nostri sensi e strumenti, ossia alla percezione, dovremmo inferire che la realtà non è ciò che appare, e non è nemmeno scientifica, anche se funziona benissimo. Quindi le cose stanno così: il cosmo stesso, il mondo è fondamentalmente illusorio, apparenza, ed è questa la sua realtà paradossale. Eppure sappiamo che il gioco delle parole e del pensiero ad esse relativo, rinvia ad altro, che però è ineffabile. Allora può essere che quell’oltre sia percepibile da altri sensi, ‘spirituali’, nella dimensione del ‘noumeno’, e non siano dati nelle condizioni normali di vita. Però anche questa potrebbe essere illusione: ci potremmo illudere che questa sia la realtà, mentre è invece un costrutto mentale, al massimo, un’ipotesi non verificata, euristica.
Tuttavia, la fisica stessa ci suggerisce che c’è sempre un oltre materiale, subatomico oppure un mondo ancora più grande che include questo quasi infinito in cui viviamo e che conosciamo. Allora posso concludere che la verità della realtà è in questo scorrere e divenire della conoscenza, nell’esperienza, insomma, alla fine fine, in ciò di cui diveniamo coscienti, anche di un mondo oltre, o Regno dei cieli o Nirvana che sia. Ma… non potrebbe essere, allora, a proposito di Nirvana, che la verità sia il nulla, il vuoto, la non percezione, l’estinzione di tutto l’esistente e la sola pura coscienza di essere, divinamente soli, ed emanazione del mondo, di Maya? Non potrebbe essere che esso sia prodotto da noi stessi? Forse è così, ed io mi fermo qui, dove si fermarono i “Veda” e Buddha.

Buongiorno, Sabrino. Un sorriso.
Buongiorno, Irene!Ne ho bisogno e lo ricambio 😊