Aspirazioni

Sedevo all’ultimo posto dell’ultimo vagone del metro: avrei voluto essere in quello esterno, inesistente.
Emettevo caos (sbadigli) di continuo, come a voler creare un cosmo nuovo dalle mie viscere, un cosmo fatto di quiete e calma, lungo sonno e breve risveglio, forse simile alla notte artica. Avrei messo le coperte sull’universo appena nato, lo avrei cullato e cantato la ninnananna e messo a dormire e sognare.

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