Egli più non è. SIccome è immobile. Il suo tempo è il presente morto: non più passato da raccontare o da creare, nessuna storia da narrare o indurre a fare, perché noi sappiamo ciò che facciamo da noi stessi: tutto è farina del nostro sacco, dai sogni alla scienza. Le risposte sono quelle che poniamo noi sulle labbra di Natura; e se gli altri fanno ciò che uno vuole essi facciano, allora la storia sarà tutte le storie, una sola, quella di tutto in uno, del solo, di colui che solo ordina e crea.
Ora ei si è morto. Non crea, non distrugge ma si trasforma in cadavere. Il potente è morto. La storia è finita, tutte le storie sono finite. Il popolo e la nazione pera con lui! Perché il tempo del cadavere è infinitamente finito.
Egli non è più; perché giace silente ed estraneo, non comunica. Chi non comunica più è morto socialmente, ancora prima che biologicamente.
È giusto cne egli venga rimosso di fra noi: appartiene al mondo silenzioso delle ombre e dei ricordi.
