II. Viaggio sulla Terra

Autobiografia… Perché e per chi? Quale necessità c’era di scriverla? Forse perché… e anche fosse? Cosa comune ai mortali morire, no? E di quale promesso sposo di Morte si tratta? Uno dei tantissimi. La Morte mi fa venire in mente la lupa che Dante incontra nella selva oscura al prima canto dell’Inferno: <<Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza
e molte genti fé già viver grame…>>; e nel dialogo tra Dante e il fantasma Virgilio:

<<Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;
aiutami da lei, famoso saggio,
ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi».

«A te convien tenere altro viaggio,»
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
«se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;

ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide;

e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo ’l pasto ha più fame che pria.

Molti son li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che ’l veltro
verrà, che la farà morir con doglia. >> che descrive bene ciò che intendo per somiglianza tra lei e Morte.

Dante parla coi fantasmi; li sogna e nel sogno si compie il suo cammino di liberazione. Eppure è un sogno anche la vita dello stato di veglia. Solo che non ce ne accorgiamo. Per accorgercene dovremo accedere ad uno stato di veglia superiore: dovremmo svegliarci dal sonno diurno, il sonno che fa perdere nella selva del peccato.

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