È ovvio che tutti i viventi vogliano vivere, anche chi desidera autodistruggersi, a detta dei tecnici della psiche. Essi lo desiderano per stare bene, ma negativamente: non vogliono soffrire, stare male, e siccome l’esistenza comporta tutto ciò che la concerne, ossia piaceri e dolori, sanità e malattia, felicità e tristezza e, insomma, tutti i contrari e le contrarietà, che pesate sulla bilancia esistenziale variano a seconda del soggetto, ci sarà chi valuterà negativamente la propria vita e desidererà lasciarla, anche senza averne il coraggio, poiché nessuno sa ciò che sarà dopo, a meno che non sia un convinto materialista che crede tutto finisca con la morte. Essere nulla, che è un paradosso, perché il nulla non è alcunché, ma solo come espressione o differenza rispetto a ciò che è determinato ha senso, in quanto ogni determinazione è negazione, è qualcosa di pesantissimo da tollerare: è l’insostenibile leggerezza del non essere, che risulta più ponderosa di ogni lievità dell’essere.
Per questo motivo c’è chi, invece, appunto perché ciò che che esiste è tutto colmo di dualismo , e fa parte della maggioranza, vuole più essere, più pienezza, e per questo cerca mezzi per realizzarla: soldi, sesso e successo. La fama e la gloria che ne deriva, il proprio nome eternato dalla Storia, finché ci sarà chi la racconterà.
La Storia racconta di ciò che è degno di farne parte, personaggi, enti singoli e collettivi, come guerre e istituzioni, per esempio. Della maggior parte dei singoli esseri non dice nulla; noi siamo già inesistenti anche prima di non esserlo, o meglio, siamo del tutto contingenti e transeunti, se non acquisiamo fama e gloria o anche disonore e disprezzo, ma pur sempre degni di essere tramandati ai posteri in maniera duratura. Chi di noi lo sarà? Come l’erba dei campi la vita umana, dura una stagione, secca e non è più.
Chi vuole più essere lo può fare anche a discapito dell’essere altrui, mediante la derisione, sminuimento, fino al disprezzo palesemente espresso, e all’omicidio, che è la negazione più radicale, crimine senza gloria per chi muore in modo anonimo, come a moltissimi avviene. Quindi, per uno che ascende alla gloria della fama plurisecolare o sempiterna relativamente alla specie umana, un’infinità di altri non entreranno mai nello stesso empireo. C’è da biasimare o relegare a categoria psichiatrica da trattare clinicamente, come fosse un piede rotto, chi vuole scomparire assecondando così il destino, quasi anticipandolo, perché rifiuta un’esistenza anonima, magari senza affetti importanti, e quindi senza sentirsi importante almeno per chi lo ama, un seminulla già presago del proprio pieno nulla? Se la vita non ha senso, ossia direzione alcuna, nessuno scopo, che vale? Capita di essere qui, a servire le esigenze del proprio corpo vivendo da bestia, magari erudita, ma pur sempre serva della propria pancia: tutto qui.
C’è chi dice no…
