VII. Viaggio sulla Terra. Strane creature.

Il fascista, declinato anche al femminile, dovrebbe essere ossequioso dell’ordine e quindi della gerarchia che lo garantisce, se non vado errando; egli non è di certo un anarchico, anche se il duce (prima che diventasse tale) elogiò Gaetano Bresci per il regicidio di Villa Reale del 29 luglio 1900 e si spese per salvare la vita di Sacco e Vanzetti (il nonno di Mussolini era anarchico) quando lo era già. E invece, come ho potuto constatare nella mia vita a contatto con alcuni di loro (capita), sia conoscenze che colleghi (soprattutto donne), non è così: non amano per niente la gerarchia (se non quella che scelgono loro o pare la più opportuna sondino dei loro interessi). Così accade che coloro che dovrebbero fare capo a me, che sono il responsabile di tutta la struttura in cui lavoro quando sono in turno, e nonostante io sia tutt’altro che autoritario, bensì il contrario (essendo anarchico), mi si rivolgono contro come cani feroci, pur avendo meno anzianità di servizio e inferiorità di livello. Non appena ottengono un non ufficiale e palese riconoscimento pieno delle loro prerogative, sollevano creata e braccio verso il cielo, e non si tengono più. Vizio tipico italico da nord a sud? <<Non devo tenere conto a te>>, dicono. No? e a chi dovresti rendere conto se non a me, che in quel momento sarei come il colonnello che regge la caserma in cui stai lavorando? Ma ecco, compare chi piace a loro e diventano tutte moine.

Ed io, che non sono gerarchico, invece, per solidarietà volentieri dico si a chi mi chiede di fare questo o quello, senza rispondere male con accento e toni da ridisceso dall’alpeggio.

Ma lasciamo la parola al dizionario:

gerarchia

/ge·rar·chì·a/

sostantivo femminile.

Il complesso degli uffici e delle persone che compongono una struttura regolata secondo il principio della subordinazione dell’inferiore alle autorità superiori.”le alte g. dello Stato”

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