La brama non è un male in se stesso, il desiderio non è cattivo, come quello del cibo e di altro che sia considerato buono, ma non deve essere male ciò che vi conduce, come il danneggiare altrui per raggiungere il proprio scopo o soddisfare il proprio bisogno. Se per mangiare devo commettere assassinio, per esempio, qualcosa non sta andando per il verso giusto. La totalità dei nostri errori resta proprio nei mezzi che adottiamo senza riflessione, prudenza che, presi in se stessi, sono altrettanti fini verso i quali si deve agire con saggezza. Per esempio, usare altri come mezzi non è concesso, se non previa adesione cosciente da parte loro, non ottenuta con astuzia, fraudolenta, con manipolazione psicologica o facendo leva su debolezze e desideri. Occorre informare pienamente dello scopo che ci si prefigge, e renderne partecipi gli altri, come altrettali soggetti volenti lo stesso obiettivo. Da tutto questo ogni specie di conflitto viene automaticamente escluso in virtù della procedura stessa, perché il soldato non è strumento, cieca obbedienza per posizione nella scala gerarchica. Non c’è un mandato che esautori i mandanti dalla responsabilità del compito, quindi non c’è consapevolezza diffusa, diluita, che possa far ricadere su altri la responsabilità degli atti, siano essi comandanti o commilitoni o colleghi, oppure testimoni compresenti di una situazione. Se incarcerano e torturano ed infine uccidono un compagno che è sceso in strada per protestare giustamente contro provvedimenti dispotici, malvagi, esagerati, errati, la sua sorte è la mia stessa. Ciò che colpisce uno colpisce tutti, perché tutti siamo colpevoli e innocenti allo stesso tempo: colpevoli per le autorità tiranniche e innocenti per la nostra coscienza.
Ordinare ad altri, dirigere, comandare è una pesante responsabilità, e impossibile, per quando sopra si è detto: si può compiere un incarico affidatoci da qualcuno, certo, ma è cosa ben diversa dal governare in virtù dello status raggiunto, del titolo, grado, ecc.
