Le città oscure

Questi manufatti malefici energivori, fagocitanti, estranianti, alienanti, inumàni, pullulanti di gente che si muove sempre come gli zombie, che mai non restano; senza posa deambulano macchine e uomini; senza mai far dimora, se non nelle tane, tuguri, luoghi che chiamare “casa” è un eufemismo pietoso, dimore della solitudine e dell’illusoria requie. Mura che contengono ansia e angosciose premonizioni, in cui si consumano soprusi segreti e squallidi, se non violenze che fanno delta nell’assassinio.
La notte presaga echeggia rintocchi sinistri di vecchi orologi a pendolo il cui oscillare segna le ore contate del fato. E la mattina (ovvero la sera) i cuscini solcati dagli incubi giacciono come donne sventrate da Ecate, dell’oscurità la regina, signora dei demoni, colei che detiene le chiavi del cosmo, che sbadigliando inghiotte le anime anonime che ella ghermisce e ad esso consegna.

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