Se Cospito è individualista, allora il reato di terrorismo cade dritto nel nulla. È sibbene un atto compiuto da una persona, in solitaria, spinta da considerazioni proprie e ispirate alle proprie idee. Nessuna organizzazione dietro, se non nei pensieri paranoici di qualcuno e gratuiti. Malattia anche istituzionale, ma mancano gli psichiatri per le istituzioni malate. D’altronde esse già nascono malate, si nutrono del sangue della società e di chi lavora e sanno solo sanzionare e punire come un padre padrone. Tasse e bastone.
Se gli anarchici fossero un’organizzazione verticistica, allora obbedirebbe ad un capo, che avrebbe finalità praticamente istituzionali e costanti, e attentati, bombe, ecc. sarebbero normale amministrazione quotidiana, business mafioso. Assegnare il 41 bis a chi agisce spinto da sue considerazioni e non comanda nessuno né riceve ordini da nessuno è qualcosa di molto diverso dalla classe di reati cui è stato assimilato. Può essere sì punito dallo Stato (sia o meno condivisibile, e da me no) ma per una fattispecie diversa: semplice atto individuale di rimostranza, tra l’altro con effetti ben diversi dalla strage di Capaci, i cui esecutori nemmeno sono rientrati nella tipologia contemplata dall’art. 285, che ben dovrebbe essere stato invece il merito del giudizio. Che pericolosità per lo Stato hanno rappresentato i crimini di Cospito? Giudicare esagerata e fuori luogo la sentenza è poco, e la pervicacia nel voler punire anziché considerare innocente fino all’ultimo grado di giudizio l’imputato rasenta la volontà persecutoria, politica e autoritaria di istituzioni poco serene, per usare un eufemismo.
Datevi una pausa per ragionare. C’è differenza, e tanta!, tra un Denaro ed un Riina da una parte, ed un Cospito, dall’altra,
mosso da convinzioni ideali un po’ troppo assertive, diciamo.
