Qual è il compito, se c’è, da svolgere per ognuno di noi? Ne abbiamo tanti, ma qual è l’indirizzo generale a cui dobbiamo tendere? Aristotele diceva che era la felicità. Non solo lui, mi pare, individuava in tale indirizzo il fine da perseguire… Per lo Stagirita era la conoscenza la felicità. Per altri, Leopardi, per esempio, era la causa dell’infelicità, e si chiedeva se le pecore sdraiate sull’erba non fossero assai più felici di lui.
Pensare e conoscere ostacola la felicità? Ciò che ci fa essere umani, ossia essere razionali, è vivere secondo la nostra natura, quella di esseri ragionevoli? Se gli animali sono beati vivendo secondo la loro natura, perché per noi non è la stessa cosa? C’è qualcosa che non va. Se ragionare e conoscere non ci rende felici, allora siamo maledetti dalla ragione e dalla conoscenza. Dovevamo restare animali inferiori privi di conoscenza, senza mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, mediante cui saremmo dovuti diventare dei, come disse il serpente in Eden.
C’è qualcosa di malato nella nostra natura, nell’essere razionali, nel pensiero. Non è qui la felicità che cerchiamo. Quindi è del tutto normale che mi venga in mente Buddha, che non poneva nel pensiero e nella ragione la felicità, bensì nell’estinzione di esso. Se è vero che cogito ergo sum, allora se non cogito, non sono. La meditazione è andare oltre al cogito, al bene e al male, al loro dualismo che è la sostanza stessa del nostro pensiero logico, che si fonda sulle polarità opposte del “sì” e del “no”. Il nirvana attende al di là di tale soglia; e Buddha disse solo una volta, rispondendo a chi glielo chiedeva, che nel nirvana si ottiene la beatitudine.
Cos’è il nirvana? Viene da chiedercelo per forza del ragionamento. Esso è la fine della schiavitù cui l’esistenza costringe, che conduce sempre e solo alla morte attraverso molta sofferenza e pena. Esso è la fine delle illusioni, della menzogna, dell’avidya, dell’ignoranza e cioè la Verità. Quindi, riassumendo, il nirvana è Libertà e Verità, ossia liberazione dalla ruota di Samsara, dalla catena delle rinascite, e contemporaneamente Verità, che si manifesta ineffabilmente con tale liberazione.
L’unica cosa permanente nella vita è l’impermanenza.
