Cosa è necessario per ciascuno di noi? Di cosa senti il bisogno, profondamente? Vuoi la ricchezza? Vuoi l’amore? E sia. Poi vorrai che essi durino, naturalmente… ma ti accorgi che ciò che non è tuo non dura, non è per sempre. Vorresti la sicurezza di poter non perdere ciò che hai: ma non c’è. Ti resta quello che sei. E cosa sei? Chi sei tu? Sei un nome? Sei una forma? Tutto qui? Ti accorgi, forse, che c’è altro: sei coscienza. Sei lo schermo sul quale si proiettano le immagini di uno spettacolo, magari è una commedia, oppure è un dramma. Forse è un film horror. Sei spaventato, perché finisce male: muori. Avevi tante cose; avevi tutto, perché sei fortunato. Muori. Decisamente un dramma, se non un horror. Che paura!
Eppure, vedi, fratello e sorella, è comunque un film. Ricordi? Dissi che sei coscienza dietro la rappresentazione: tutto si presenta a te, nomi e forme, come gli animali ad Adamo in Eden. Sei felice? Hai la tua Eva con te o il tuo Adamo. Siete felici. Ma morirete. Che senso ha tutto ciò se finisce così insensatamente? Muori rimbambito e nemmeno te ne rendi conto; tutte le tue scienze e conoscenze profonde e la tua intelligenza svaniscono. Il tuo corpo è tutto dolore e la tua mente una eco disperata di sofferenza. Non vuoi morire: devi ancora imparare; devi portare a compimento qualcosa; lo spettacolo deve continuare, certo. Lo farà senza di te. Qual è il senso di tanta tribolazione e affanno? Cosa è necessario?
Ricordo Socrate. Io ero già vecchio allora, e prima avevo abitato in galassie distanti centinaia di milioni di anni-luce. Ricordo l’origine di questo universo e le sue ere avvicendarsi. Nacqui allora, ovvero tornai per il tempo di un altro respiro di Brahma. Ma piu avanti mi accorsi che ero io Brahma stesso, nascosto nel mio cuore. E tutto si manifestava a me.
Ricordo Socrate, dicevo. Cosa disse quel sapiente antico? Lui disse così: “Filosofare è imparare a morire”.
