“Ti mangio!” mi disse. “Magari con del contorno, patate e spezie.” gli consigliai. “Quanto vuoi per lei?” indicando la mia amica bionda platino e pelle color ambrato, cinnamomo. La cinnamon girl bolliva dalla irritazione e insulti nell’idioma del suo Paese sibilavano tra i denti. E intanto le richieste di vendita continuavano.
Altrove, lingue che schioccavano e gesti osceni, turpi, estremi da un gruppo su un pick-up facevano temere il peggio in quel luogo desolato.
Accadeva in Kenya, rispettivamente e in Tanzania. E fra il serio e il faceto, nel primo caso, ne risultò, infine, una zuffa, connessa a motivi economici, che travolse tutti, me incluso. Nel secondo caso, pensai che fossero andati fuori di testa, ma ivi tutto ciò è normale. Altroché denunce: macché polizia e sicurezza! Percepire questa pulsione vitale originaria, ben poco civile, diretta e violenta, a stento trattenuta. E le occhiate cariche di odio nelle strade… Probabilmente ciò accadeva anche da noi un tempo, quando la donna era solo poco più di un oggetto di consumo e piacere o qualcosa di simile.
Ricordo l’assillo continuo di richieste di denaro per acquistare ammennicoli e stravaganze barocche. E tutto ciò è solo l’effetto di un sistema sociale e influito dal neoliberismo e capitalismo; e qui come altrove, su scale di intensità diverse, ma con simile unità di misura, la vicenda si ripete, e la gazzella deve correre ed il leone no, perché lo fanno le sue compagne gattone. Ed io né corro né resto, ma volentieri dormirei sotto un sicomoro fino al giorno di Armageddon!
