Le faccende personali sono private, intime, pertanto non dovrebbero essere di dominio pubblico. La loro caratteristica strettamente soggettiva non consente la piena comprensione da parte di coloro che ne sono stati resi partecipi mediante divulgazione, sia essa approvata o carpita contro la volontà del soggetto cui si riferisce. Oltre a ciò, le storie personali possono interessare gli individui più prossimi, vincolati a chi le narra, ma difficilmente interesseranno oltre tale cerchia, a meno che non siano opere di uno scrittore che sappia tessere trame avvincenti, esporre argomenti con chiarezza, con tematiche piacevoli da leggere o suscettibili di approfondimento e riflessione, cosa che non capita ogni giorno. E non è tutto: più o meno, le cose personali sono le più risapute al mondo, perché capitano a tutti, con varianti particolari inessenziali.
Strano: la dimensione personale, privata, è in realtà così pubblica che non vale la pena raccontarla, se non sullo sfondo di avvenimenti più generali o di matrice etico-pedagogica; ma è certamente consentita sempre tra amici veri, che è ben altra cosa.
