“Clinamen”, ovvero l’inclinazione accidentale, che esclude l’intenzione, perché l’universo è afinalistico, non ha uno scopo – nessuna teleologia cosmica per Epicuro -, delle traiettorie degli atomi in caduta libera, quindi dotati di un peso, cosa non contemplata da Democrito, e notevole, perché gli atomi hanno effettivamente un peso, a seconda degli elementi della tavola periodica cui appartengono, che fa loro deviare da una traiettoria che sarebbe parallela e verticale, altrimenti, e niente potrebbe comporsi. Con questo concetto si introduce anche la libertà, che è possibilità, per tutti noi. E l’anima e la morte? L’anima, come il corpo, ma composta da atomi sferici e più sottili, con la morte si disgrega, e siccome solo integra può percepire qualcosa, non c’è nulla da temere dalla morte, nessun aldilà, ricompensa o punizione postmortem. Se c’è la morte, non ci sono io, se ci sono io, non c’è la morte.
E Dio o gli dei? Sono beati e non si interessano a noi. La sua teodicea arcaica, chiede, di fronte al male nel mondo, alla ragione: se ci sono dei o divinità, e c’è il male, allora o essi vogliono ma non possono, oppure possono ma non vogliono intervenire, o ancora né vogliono né possono. Se non possono, sono impotenti; se non vogliono, sono cattivi.
Che facciamo qui? Cerchiamo di evitare affanni e perseguiamo il piacere, e saremo felici. E il dolore? Se è intenso, dura poco; se dura molto, ci si abitua.
“Late biosas”, vivi nascosto, consiglia Epicuro, cioè non immischiatevi in faccende pubbliche o politiche: ciò di cui abbiamo bisogno è di proteggerci da eventuali danni, e stare insieme con gli amici veri. L’amicizia è un gran bel regalo.
La conoscenza proviene dai sensi e da effluvi, veloci come il pensiero, degli atomi; più impressioni conducono al ricordo, che dà luogo, con la ripetizione, alla “prolessi”, o ‘anticipazione’, una sorta di concetto, un’immagine che descrive le cose e le riporta anticipandone la presenza ai sensi. I sogni sono anch’essi reali come le percezioni, ma non solidi. Gli errori di conoscenza sono dovuti a percezioni dei sensibili non corrette: basta guardare meglio, insomma.
I bisogni sono necessari e naturali, o non necessari e naturali: i primi sono semplici, e si possono soddisfare con facilità, come mangiare e bere, gli altri, come il sesso, la ricchezza, la fama, la gloria, non sono da considerare, perché non si possono mai soddisfare (altroché “crescita” e “bisogni illimitati”!).
Così, la pace interiore, e con essa, la felicità stabile, è ammessa, concessa e possibile.
L’universo è infinito ed esiste da sempre e per sempre; perché dal nulla non viene nulla, e niente vi conduce, e non c’è nessun limite ad esso, il quale, se ci fosse, sarebbe ancora universo, e non avrebbe senso. D’altronde, il movimento libero e casuale degli atomi richiede una struttura simile.
