Asserto “catalettico” (“axiomata”): le cose sono così come sono o no, senza ipotesi terza. Così pensavano gli stoici, come Zenone, Cleante, Crisippo, ecc. I sensi ci riportano le cose come stanno, e se ci inganniamo è per malattia del senso coinvolto nella percezione o allucinazione, oppure per non corretta modalità di percezione dell’oggetto (troppo distante o vicino, per esempio). Ma quando i sensi non percepiscono niente? Interviene il “logos”, la ragione, che è la stessa che dirige sia il cosmo sia la nostra conoscenza. Così dagli effetti risaliamo alle cause, e ciò che non è presente adesso, la causa, la rintracciamo seguendo le orme dell’effetto. Ma se non si trattasse di cose o avvenimenti, e cioè di significati, che sono incorporei e quindi non agiscono o patiscono alcunché? Se si trattasse di parole pronunciate da qualcuno, un politico oppure una volpe altra? Dovremo attendere che il tempo riveli la verità o falsità delle sue proposizioni.
Bene. E nel frattempo? Il danno è fatto oppure no. Chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato: ma non scordiamoci il passato, a meno che non si sia cretini o santi.
