L’eterno ritorno dona loro… ma non a me

Il migliore dei mondi possibili e l’eterno ritorno dell’uguale, che ne
realizza l’idea, è il trionfo del determinismo assoluto: che puoi fare in un mondo simile? Nulla. Tutto è già dato per sempre. Nessuna possibilità, nessuna libertà. Tutto è già stato e sarà, uguale e per sempre. L’unica terribile e sovrumana libertà è accettare tutto ciò e volerlo così come è. Nessuna colpa, nessun merito, quindi nessun premio o castigo.
Così l’idea tremenda tra l’antica stoà e Nietzsche. Manca un elemento, però, se vogliamo salvare il senso e non impazzire: potrebbe effettivamente essere così; ma è così affinché ne si possa fuggire svegliandosi da tale incubo.

Se viviamo come capita, tutto può capitare. Se seguiamo il caso, è tutto casuale. Qualsiasi accidente può colpirci, e la nostra vita avrà ben poco senso e priva di significato svanirà.

Non c’è successo o fallimento, ovvero sono la stessa cosa: dipendono entrambi dalle nostre azioni, ma i risultati delle nostre azioni non dipendono da noi, quindi anch’essi sono indifferenti; e indifferente sarà essere vincente o perdente. Non vince e non perde nessuno. Giudicare altrui sotto uno dei due aspetti, fosse anche una cultura condivisa a livello continentale o mondiale a spingere a farlo, è meno che ignoranza.

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