Intelligenza… e amore, forse

Intelligenza è adattamento, e la scelta è tra farci selezionare dall’evoluzione, dal cieco, per noi , volere della natura, ammesso che vi sia, o evolvere coscientemente. Intelligenza è apprendere sempre, e non finire come pecore al macello: chi sa più di te, se è di buon cuore, ti aiuterà a colmare le tue lacune, altrimenti sarà il tuo padrone, necessariamente, e starà a te come un’intelligenza celeste o infera, sta ad un’anima sprovveduta, a parte il fatto che, se esistessero tali entità, saremmo comunque trippa per gatti tutti. E temo che possa essere così, per nutrire il raggio di creazione che ha formato il nostro ramo del sistema che termina con la Luna, bisognosa di anime ovvero energia-cibo per evolvere: dura lex, sed lex.
Il minimo che possiamo fare in una società sempre più tecnocratizzata come la nostra, è cercare almeno di capire di cosa parlano le scienze… intuirlo, perlomeno. La cosa da fare, imprescindibile, è capire i suoi metodi, e ancor prima, impadronirci del linguaggio scientifico per eccellenza, del software di tutte le scienze, e senza il quale sarebbero chiacchiere incomprensibili: la matematica e i suoi derivati logici; e seppur fossero declinabili al plurale, ossia ‘matematiche’, non dovremo temere nulla, perché funzionano tutte allo stesso modo: cambiamo i connettivi, gli algoritmi, ma le procedure da applicare sono le stesse. Non falliremo, perché essa, la Matematica, è eterna, divina, oserei dire. È la connessione necessaria tra strutture interne ed esterne, ovvero l’esplicazione di procedure mentali all’esterno, e la comprensione dell’universo proiettata all’interno della nostra mente: la realtà mentale e fattuale in essa sono congruenti, sussistenti, vere, sostanziali, reali, necessarie. L’informatica ne è un derivato: si fonda sulla logica booleana, o matematica: conoscendola, imparare i linguaggi di programmazione è niente di più che imparare una lingua estera.
Dobbiamo comprendere il mondo in cui viviamo, dobbiamo colmare le distanze che ci separano da chi detiene la Conoscenza, dai sommi sacerdoti contemporanei, e da chi ha il potere, che equivale al Sapere. Se non sai niente, non puoi fare niente. Dobbiamo combattere l’ignoranza, imparare o reimparare a leggere un testo di complessità crescente e a scriverlo, sapendo cosa si sta comunicando.
La Storia deve essere testimoniata e ne deve essere ricercata la verità, scomoda che sia, dolorosa, amara. E dobbiamo tenere bello e felice il mondo: imparare l’arte e produrla. Altresì, lo dobbiamo conservare in salute, sia per noi stessi sia per l’equilibrio generale della biosfera e del cosmo. Di più non c’è, e chi può e sa amare accederà direttamente alla beatitudine e capirà tutto all’istante, e diventerà Dio; ma questo temo non sia alla portata di tutti; forse fattibile molto tempo fa, quando la nostra psiche era più sana…

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